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Mitteleuropa Ensemble

Balkan Project

- 2009

 

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12,99 €

Anche se non se ne sa nulla, basta leggere le note di Gianni Morelenbaum Gualberto nel libretto allegato al cd per capire quale complesso intreccio storico, culturale e religioso si va ad indagare quando si parla di Mitteleuropa e Balcani. E, naturalmente, di quali variegate influenze musicali reciproche le terre di confine tra Europa e Asia siano state sede. Originario di Trieste, e quindi frontaliero doc, Mario Fragiacomo si è da anni dedicato ad indagare in profondità tali realtà, creando un ensemble dall'intestazione programmatica, che le mette proficuamente a fermentare con l'estrazione prevalentemente jazzistica dei suoi componenti. In Balkan Project, che sembra avere le carte in regola per essere una delle opere più ricche e valide della formazione, brani di tradizione ashkenazita, macedone, klezmer e serba convivono con le composizioni originali dello stesso Fragiacomo, del sassofonista Furio Romano, del pianista Roberto Favilla jr e del contrabbassista Roberto Della Grotta. L'organico è completato dalla vocalist Sabrina Sparti e dalla batteria di Claudio Saveriano, mentre il Rhapsodija Trio (Maurizio Dehò violino, Giampietro Marazza accordion, Luigi Maione chitarra) si aggiunge in due brani. Molta è la carne al fuoco, ma tutta succosa e saporita, speziata con maestrìa e proposta con appassionata sincerità. 
Maurizio Favot
Suono - Gennaio 2003

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Viene davvero in mente il Claudio Magris delle pagine di Microcosmi ad ascoltare il viaggio sonoro (meglio: l'insieme di viaggi) che caratterizzano questa nuova, avvincente prova del flicornista e compositore Mario Fragiacomo e del suo Mitteleuropa Ensemble, questa volta rinforzato anche dal Rhapsodija Trio con chitarra, fisarmonica e violino. Se i Balcani sono davvero un labirinto di specchi che rimandano frammenti di civiltà in dialogo e in feroce opposizione, allora trova maggior senso uno spaccato vertiginoso come quello proposto in questo "progetto": che incorpora melodie Rom, danze chassidiche, echi di hora e di melodie turche. Il tutto filtrato, metabolizzato, restituito in una sintesi folgorante che usa la grammatica delle note popolari, ma una decisiva sintassi jazzistica "aperta" per crearne la cornice, ben oltre ogni sterile calco mimetico.

Guido Festinese
World Music Magazine n. 57 - Novembre-Dicembre 2002

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Questo nuovo lavoro dell'ensemble, ampliato per l'occasione da sestetto a nonetto grazie alla presenza del Rhapsodija Trio (Dehò, Marazza e Maione), insiste sulle situazioni familiari dei precedenti: un solido palinsesto strutturale sottintende la consueta miscellanea di idiomi disparati (e lucidamente equilibrati sul piano dell'architettura globale), di spiccata inflessione folklorica. Un minimo di maniera - come già in passato - aleggia qua e là ma il prodotto finale ribadisce la felice mano del triestino Fragiacomo nel dosare le forze (anche umane) in campo.
Fra i momenti in grado di dotare l'insieme di singoli (e comunque più spiccati) spunti dialettici, vanno citati quanto meno Beograd - in particolare per il libero segmento introduttivo, cui fa seguito uno sviluppo più quadrato, massicciamente jazzistico - e Bivacco tartaro, il cui incedere vagamente dinoccolato crea un ulteriore elemento di rottura rispetto al clima globale dell'opera.
Certe rigidezze, certi passaggi un po' troppo didascalici e un minimo di prevedibilità (a dispetto del carattere transidiomatico) non inficiano il valore di un prodotto fortemente pensato e voluto, da prendere senza alcun dubbio a esempio.

Alberto Bazzurro
Musica Jazz - Dicembre 2002


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Un certo intento manieristico è insito nel nome del gruppo, che ne traccia il manifesto programmatico e ne determina in qualche modo gli orizzonti espressivi. Questo MittelEuropa Ensemble, già attivo dal 1988 in un'area del jazz con forti commistioni con musica klezmer e quella popolare, non cela la direzione del proprio sguardo nella ricerca di ispirazione. Questa si situa in un'area geografica dai contorni sfumati come quella che sta a Nord e a Est di Trieste, città natale di Mario Fragiacomo, tromba, flicorno e leader del gruppo. Balkan Project gode di tutti i pregi e i difetti di un lavoro troppo devoto alla trasfigurazione stilistica: pur volendo trasmettere nel jazz certe prassi tipiche della tradizione balcanica (ma ci sono anche le riprese di alcune melodie tradizionali serbe, macedoni e klezmer), il DNA dell'ensemble rimane fin troppo legato ad un forbito bebop, per potersi realmente calare nei panni sporchi della rude (anche se complessa) musica balcanica. La voce di Sabrina Sparti, più languida che acre (ma sono notevoli le sue potenzialità), e le corde del Rhapsodija Trio sono ingredienti funzionali alla ricetta del progetto, che cercano in modo troppo evidente la via della caratterizzazione. Tra i momenti migliori quegli episodi originali come Zhok Experimental Hora, di Fragiacomo, o Il taumaturgo, dell'alto sassofonista Furio Romano, soprattutto nei momenti in cui si sfugge sia l'orizzonte bop, che quello balcanico, per proporre con più libertà musica svincolata dal modello.

Michele Coralli
Altremusiche - Novembre 2002

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Il Mitteleuropa Ensemble del trombettista e flicornista Mario Fragiacomo e co. ci offre in questo cd scenari sonori ricchi di senso rappresentativo, con slancio on the border e un sound umbratile e dinamico. Il feeling della formazione è solido e creativo nel contempo, è ricco di creatività e di immagini sonore, sia con brani originali, che con brani attinti ad una ricca e varia tradizione esteuropea e si sviluppa con vividi impasti da cui emerge lo spigoloso e movimentato sciorinare inventivo di Favilla al piano e l'arroccarsi denso e on the edge di Romano al sax alto. Non di meno la voce di Sabrina Sparti si effonde e spazia ora intensa, ora eterea e un significativo substrato ritmico e assicurato dal drumming propositivo di Saveriano e dal solido sostegno, dal bel sustain, di Della Grotta al contrabbasso.

Giordano Selini
Italian Sound Company - Ottobre 2002

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JAZZ CORNER
IL BALKAN PROJECT DI MARIO FRAGIACOMO

Da sempre il Friuli-Venezia Giulia è stato terra di emigrazione, ultima
provincia italiana schiacciata sulla cortina di ferro. Trieste in particolare ha patito la mancanza di entroterra e il fatto di stare in faccia a una frontiera in realtà chiusa. Naturale che anche i musicisti
abbiano preso la via di altre città e così è stato anche per il trombettista Mario Fragiacomo, partito vent'anni fa per una Milano ancora vivace laboratorio politico-culturale. L'interesse per la musica balcanica e l'incontro con la TheaterOrchestra di Moni Ovadia lo hanno portato alla costituzione del Mitteleuropa Ensemble, sestetto che ha pubblicato "Balkan Project " (M.A.P.).Fragiacomo aveva già, con alcuni musicisti del l'attuale gruppo indagato il patrimonio musicale variegato del la sua città e in questo lavoro più marcata è l'attenzione per le musiche klezmer e dell'est. 
Che questo disco non sia etno-jazz di maniera lo si sente dal calore e dalla convinzione con cui la musica è suonata. L'ensemble si avvale della collaborazione di uno dei migliori gruppi folk, il Rapsodija Trio e sfoggia individualità davvero interessanti a partire dal leader e dal sax di Furio Romano e il piano di Roberto Favilla jr. in veste anche di compositori. La voce di Sabrina Sparti e la ritmica di Roberto Della Grotta e Claudio Saveriano danno colori e dinamismo ai brani che sono tratti dalla tradizione ebraica, macedone e serba o più esplicitamente jazzistici.

Flavio Massarutto
Il Gazzettino Veneto - Pordenone, Mercoledì, 16 Ottobre 2002

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This Milan, Italy based ensemble have been around since 1988. Here, they fuse Balkan stylizations with Klezmer and slight traces of baroque. Yet, the musicians’ hearts and motivations lie within modern jazz frameworks. On this fine release, the sextet receives strong support from the guest musicians who comprise the “Rhapsodija Trio.” As they render an artful program consisting of hip arrangements, sprawling rhythms, avant musings and more.
Vocalist Sabrina Sparti’s wordless vocalise adds quite a bit of luster to this project on pieces such as “Ashkenazim Time” - where the band pursues stately choruses and military march progressions. They can swing hard or segue into a Slavic wedding ceremony. The group also propagates a West Coast (United States) kind of vibe amid breezy horns and Ms. Sparti’s airy scat singing on “Beograd.” It’s all about style, character and finesse. More importantly, the ensemble proclaims a wealth of sprightly themes throughout this generally melodious set. All concerned parties turn in thoughtful and at times, invigorating solo spots. However, the musicians’ teamwork and irrefutable sense of focus and determination provides the Midas touch! Recommended.

Glenn Astarita
ALLABOUTJAZZ (U.S.A.) - Giugno 2002

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Se la politica(nza) è riuscita in pochi mesi a ricreare la contrapposizione storica tra civiltà - tesi e antitesi - l'arte si pone ancora una volta come medium a favore della sintesi culturale e sociale prendendo, quale esempio, un'area europea "multietnica" per definizione, molto prima che il termine guadagnasse la più ampia popolarità. I Balcani, come crocevia di genti, merci, idee, religioni, sono una realtà secolare e Mario Fragiacomo, flicornista triestino e leader del gruppo, da molti anni ha scelto, come punto di riferimento artistico e culturale, la cosiddetta Latitudine Est, per citare un suo album del '93. Non deve stupire che il Balkan Project arrivi solo ora che Bregovic e Kusturica sembrano avere esaurito il filone, Fragiacomo è battitore libero, fuori dalla mischia, come aveva già dimostrato in piena klezmer-mania. Le novità di questo CD: Claudio Saveriano e poi Furio Romano ai sax assicura gli stretti rapporti con il jazz; la cantante Sabrina Sparti, oltre a una tecnica strepitosa, si rivela versatilissima; i veterani Favilla e Della Grotta (piano e contrabbasso) contribuiscono proficuamente sul piano compositivo. Disco del mese.

Giulio Cancelliere
Alta Fedeltà - Febbraio 2002

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L'ultimo cd del "musicista di frontiera" triestino trapiantato nel capoluogo lombardo 
Fragiacomo, jazz e suggestioni balcaniche

Jazz e suggestioni balcaniche, improvvisazione e tradizione, idee innovative e cultura mitteleuropea: un mix di tendenze diverse si agita e si amalgama nella musica "totale" di Mario Fragiacomo, triestino trapiantato a Milano dagli anni '70 che conserva profondi legami con le sue radici.
Fu definito musicista di frontiera e lui continua a sentirsi tale, oggi forse ancor di più, con l'ultimo suo Cd "Balkan Project" che non è solo un disco ma un evento, una serie di itinerari dello spirito che ricordano l'atmosfera di "Microcosmi".
E senza dubbio Magris, Tomizza, Cergoly agiscono nel caleidoscopio della sua fantasia fin dai primi album "Trieste, ieri un secolo fa", "Mitteleuropa" e "Latitudine Est".
La sua tromba ha saputo creare incredibili contrappunti intorno ai versi estrosi di Carolus Cergoly (Colori del tempo), ha esplorato le inquietudini di Franziska, ha vagato a fianco di Markus Stockhausen lungo le sponde del Danubio alla ricerca di orizzonti ancora più ampi.
Ma Mario non ha mai dimenticato la sua giovinezza passata a Trieste, gli studi al conservatorio Tartini, l'incontro col jazz di Silvio Donati, le esperienze nel "Trieste Jazz Ensemble" che radunava numerosi musicisti locali.
A Milano fondò il "Jazz Quatter Quartet" di matrice free, in attività per un decennio, e negli anni '90 collaborò come tromba solista nella "TheaterOrchestra" di Moni Ovadia con tournée in tutta Europa e negli Stati Uniti. E la musica klezmer ha impresso una nuova magia ritmica ed espressiva alle sue creazioni.
Il 1988 segna la nascita del gruppo "Mitteleuropa Ensemble" che opera tuttora nell'area milanese ma è conosciuto in Europa fra i migliori esecutori di un jazz raffinato nel lavoro di scrittura e arrangiamento.
Nell'ultimo "Balkan Project" il cast comprende strumentisti di indubbio talento come Roberto Favilla, Furio Romano, Roberto Della Grotta, Claudio Saveriano che fondono insieme cadenze e colori balcanici, turchi ebraici, rielaborano in chiave espressionistica temi popolari, sanno evocare suggestioni orientali, mentre Fragiacomo avvolge in sonorità luminescenti le fantasiose acrobazie vocali della cantante Sabrina Sparti.

Liliana Bamboschek
Il Piccolo di Trieste - 23 gennaio 2002


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Nuovo Cd del Mitteleuropa Ensemble 
IL BALKAN PROJECT DI MARIO FRAGIACOMO

E' apparso in questi giorni il nuovo CD inciso dal Mitteleuropa Ensemble di Mario Fragiacomo, intitolato "Balkan Project" e prodotto da Massimo Monti (Milano).
Fragiacomo, musicista triestino trapiantato a Milano e che reincontro volentieri dopo tanti anni, mi illustra in maniera fin troppo schiva l'ultimo prodotto del suo Ensemble, composto oltre che dallo stesso Fragiacomo al fluegelhorn, da Roberto Favilla Jr. al piano, da Roberto Della Grotta al double bass, da Furio Romano al sax alto, da Claudio Saveriano alle percussioni e dalla vocalist Sabrina Sparti. Si tratta invece di un prodotto che merita grande attenzione per tutta una serie di motivi interessanti per ragioni diverse e che proietta immediatamente l'ascoltatore in quello che gli autori hanno voluto denominare "Balkan Project".
Il libretto accluso al CD, a cura di Gianni Morelenbaum Gualberto, inizia con una citazione di Metternich, che nel 1820, ironizzando sulla via imperiale che da Vienna conduceva in Ungheria, affermava: "L'Asia inizia in Landstrasse", seguita dall'espressione di un cronista occidentale secondo il quale Zagabria sembrerebbe più europea che balcanica. Due giudizi che devono indurre a riflettere sul significato intrinseco della parole "balcanico", "europeo" ed "asiatico", specie se inserite in un contesto particolare quale, ad esempio, un progetto musicale.
Fragiacomo ed i suoi colleghi, ai quali in alcuni brani si aggiungono la fisarmonica di Marazza, la chitarra di Maione ed il violino di Dehò, ci danno l'impressione di aver riflettuto su quei significati. Essi hanno provato a metterli sul pentagramma e nelle loro improvvisazioni, cercando di evocare atmosfere, ritmi, luci, ombre, colori e profumi di un contesto geografico circoscritto (ma quanto?), dove i microclimi di paesi diversi trovano la loro ragione d'essere proprio in quelle convergenze misteriose e nelle convivenze e contraddizioni sociali, politiche, religiose.
Il CD, quasi un viaggio individuale di più persone negli stessi luoghi, è frutto non solo della collaborazione strumentale dei musicisti, ma anche, e soprattutto, della loro ispirazione e della loro visione di una realtà attraverso le proprie esperienze.
Riguardo le musiche, alcune sono tratte dalla tradizione ashkenazita, macedone, serba, klezmer e quindi arrangiate dagli esecutori medesimi, mentre altre sono state composte dagli stessi musicisti: Fragiacomo, Favilla, Della Grotta, Romano. Nei brani, all'esposizione tradizionale dei temi, spesso pregevoli, segue l'improvvisazione, in parte d'impronta jazzistica, in parte ispirata alle tecniche della musica d'avanguardia. Tutti gli esecutori dimostrano un'ottima preparazione frutto evidente della loro frequentazione d'ambienti dove si "fa" (nel senso di costruire) musica. Particolarmente interessanti e degni d'attenzione, senza per questo nulla togliere agli altri bravi esecutori, appaiono la tecnica, l'estensione, il colore e l'espressione della voce di Sabrina Sparti. Tra i titoli compresi nel CD segnaliamo: Dionisius, Balaton Tango, Camilla, Zhok Experimental Hora, Ale Brider (klezmer), Halicha L'Kesaria (musica di David Zhavi) e Il Taumaturgo.

Giorgio Blasco
TRIESTE Arte & Cultura - Gennaio 2002


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Balkan Project non è solo un disco e un concerto. E' un evento emozionante che il Mitteleuropa Ensemble di Fragiacomo ha regalato agli Amici del jazz il 6 novembre appena trascorso.

Se qualcuno nutrisse ancora qualche perplessità sul jazz scavato dall'humus dei ritmi balcanici - primo profeta Guido Manusardi con le sue esplorazioni romene - ha perso una colossale occasione di ricredersi ascoltando, nel bellissimo e gremitissimo Spazio Sirin di Via Vela, a Milano, il Mitteleuropa Ensemble. Non crediamo di essere in errore qualificando la serata come definitivo evento, anche per quelli che di fronte a una marea montante di suoni, di accenti, e di intonazioni inconsuete, fossero rimasti scioccati, e tuttavia conquistati, magari obtorto collo, nell'atmosfera di tripudio popolaresco in cui si concluse il programma. Per carità, siamo ben lontani da Goran Bregovic e dalla sua banda piena di umori, e, quasi, di odori e di sapori, ormai nota e ricercata ovunque. Una banda che non può non piacere e non divertire ma... con il Mitteleuropa Ensemble siamo in un mondo musicale raffinato proprio perché sulla trama della tradizione ha ricamato l'esperienza del jazz. Il jazz, purchè, restando in Europa senza avventurarsi in confronti improbabili, sia in grado di costruire, su un materiale ancora più inedito di quello mediterraneo, un affascinante new look. Il puntiglioso e appasionato lavoro di scrittura, arrangiamento, e, diciamolo pure, regia di Mario Fragiacomo e di Roberto Favilla jr. soprattutto, ma poi anche di Furio Romano e Roberto Della Grotta, ha condotto al risultato di una musica piena di vita, una musica che conserva, con le vitamine del jazz, tanto il piglio combattivo dei salmi (e non per caso, una volta si diceva nella Messa: Domine Deus sabaoth, cioè signore Dio degli eserciti, altro che Dio dell'Universo!) quanto la virile malinconia dell'esilio covato nella fede della riscossa. Con l'aggiunta, per i Balcani, dell'uragano turco-ottomano, sui cui misfatti qualcuno dovrebbe chiedere perdono anche dall'altra parte, ma sul cui apporto culturale oggi finalmente si dovrebbe riflettere. La dotta presentazione del CD "Balkan Project", diffuso per la prima volta la sera stessa del concerto, è un'autentica pagina di storia e non solo per il lato musicale. Gianni Morelenbaum Gualberto che l'ha scritta, citando anche gli illuminanti understatement di Claudio Magris, che, come Fragiacomo, è cittadino di frontiera, cioè triestino, ha toccato, con la stessa precisa minuzia che il Mitteleuropa pone alla musica, tutti questi punti. Questa lezione di storia arricchisce il disco e va letta.
Alle corte, veniamo al disco e al concerto. Il disco è già attraente, da incuriosire, nella copertina, tipo Dylan Dog o quasi Rocky Horror, che non può non colpire con i suoi tagli picassiani ringiovaniti dai colori di attualità. L'ha disegnata la cantante Sabrina Sparti, ed è anche simbolicamente significativa: più occhi per osservare, più bocche per esprimersi, in un volto solo multicolore. E una bocca più grande e carnale, che può essere la femminilità dei suoni emessi dall'Autrice stessa. Suoni generalmente densi, lucidi, che sconfinano in escursioni da lasciare senza fiato chi ascolta, ma non lei, dove non esistone più righe né segni al di sopra del pentagramma. La cosa più stupefacente è che ascoltando la Sparti vengono in mente le parole con cui Enrico Rava commentava, nel CD "Mattia's Walk", l'esibizione di Andrea Tofanelli a Barga Jazz. Un trombettista che (cito Rava) dà il meglio di sé dal do acuto in poi con un'altra ottava e mezza a disposizione. E Rava continua con frasi che si attagliano perfettamente alla Sparti, ottava a parte: note reali, piene, chiare e precise come sciabolate, con un fraseggio articolato e coerente, con assoluta padronanza delle dinamiche, con un grande cuore e una notevolissima espressività. Scusami Enrico per il furto, ma non avrei saputo dire, della Sparti, nulla di meglio. Con una tromba in casa di tal fattura - poiché la Sparti è in realtà il sesto strumento del gruppo - Fragiacomo non poteva che servirsi del flicorno, mantenendosi abilmente su toni bassi, rotondi, profondi, quasi un trombone di lusso. Di lui non diremo altro se non l'esemplare riserbo a conferma di un suo concetto fondamentale, e cioè che il gruppo, allo stato attuale delle cose di musica, e di jazz specialmente, deve assumere la veste di un unico strumento, fatto di varie voci.
Tra disco e concerto, la differenza c'è, a cominciare dalla formazione. Assente, nel concerto, il bassista Roberto Della Grotta, sostituito degnamente da Stefano Profeta. E assente il Trio Raphsodija, zingaresco come quelli che ancora nel Novecento suonavano tra le vigne d'Ungheria a propiziare gli dei della vendemmia. Composto da Maurizio Dehò (violino) Gianpietro Marazza (fisarmonica) e Luigi Maione (chitarra). Un trio che si scatena nel sincopatissimo Bivacco Tartaro, un tradizionale serbo, ma poi ricompare con accenti di malinconica bellezza (violino) introducento Halicha L'Kesaria, un'aria di sapore antico che la Sparti canta tutta in Yiddish (autore David Zahavi, sontuoso arrangiamento di Roberto Favilla), questa volta da contralto (!), un'Ebe Stignani, che so, una Fedora Barbieri. Nel disco, le sonorità dense di colore, spesso sfumate, di Della Grotta, sconfinano felicemente nella melodia con l'uso quasi costante, negli a solo, dell'arco; altrove introduce, oppure accompagna la Sparti vagante nelle sue libere improvvisazioni. Con il batterista Claudio Saveriano, Della Grotta fa una sezione ritmica compatta, uscente in pieno vigore nei ritmi cadenzati, quasi militari, tipici di questa musica così espansiva ma fieramente convinta di sé anche negli accenti pianistici di Roberto Favilla jr. che passa, quando è solo, dalla romanza chopiniana alla rapsodia tersicorea che opportunamente sintetizza. Mancando Della Grotta qualche cosa si è perduto nel concerto, in colori e fantasia, nulla invece in supporto ritmico grazie al suo sostituto. Ovviamente non c'era il tempo per eseguire tutti i pezzi del disco. Infatti Fragiacomo, dopo il turbinoso Ashkenazim Time d'esordio, quasi un compendio di tutti gli stili balcanici, turchi, bulgari romeni, serbi ed ebraici, ha preferito inserire Youkali di Kurt Weill. Era anche fuori disco la vivacissima e burlesca tiritera recitante della Sparti in Dem Ganefs Yiches, ossia l'albero genealogico del ladro - facilmente immaginabile - con uno sviluppo festosissimo nel canto e nei collettivi, così come nel felice Wen Der Rebbe, un tradizionale Klezmer che ha concluso il concerto, mandando via tutti sollevati e contenti dopo una giornata presumibilmente pesante (sembra un componimento da scuola elementare 1930, però questo scrivere d'antan è un bel conforto nostro personale).
Una nota a parte, per quanto si è ascoltato sia nel disco sia nel concerto, meritano Furio Romano e alcuni gioiellini musicali in particolare, il cui merito è attribuibile a tutti. La gamma di suoni emessi dal sax alto di Romano è molto vasta, da certe morbidezze a canto disteso che sono quasi da tenore, al fraseggio serrato, trilli prolungati compresi, note smozzicate, raramente fischianti e raschianti, quando vuole incalzare se stesso nel ritmo per poi lanciare il successivo solista. Ma soprattuto c'è l'animus, cioè la comprensione e l'adesione a quello che il complesso intende esprimere con la sua vitalità. Beograd è un pezzo molto bello, di Romano e Favilla jr.m che inizia con dissonanze come per annunciare il chiacchierio naturalistico della Sparti, che riprende le voci del bosco, modulazioni di merli, cince e altri animali portatori di incanti impagabili, vicini alla coloritura; e nel Taumaturgo, pure di Furio Romano, anche il cucù. Beograd è un blues, in cui su una splendida ritmica fraseggia imperioso il piano di Favilla; e lo stesso clima ritroviamo nel successivo Balaton Tango, che è del pianista stesso, a rammentare il mesto aspetto romantico del grande lago ungherese: qui c'è anche aria da vecchio Impero, con i turbamenti del giovane Toeress (Musil). Hok Experimental Hora, di Fragiacomo, inizia con una dolcissima sequenza cadenzata di batteria e basso (arco) in cui l'Autore accompagna calmo e commosso le invenzioni incredibili - cabrate e picchiate folli con suoni di cristallo - della cantante. La Sparti smorza infine l'acrobazia con accenti che sembrano venire da misteriose grotte caucasiche, quasi uno spiritual slavo, e chiude con quattro note picchiettate pressochè sottovoce. Il miracolo si ripete nel tema di estrema bellezza Halicha l'Kesaria (David Zahavi, arrangiato da Favilla), già citato all'inizio della recensione. La dizione è fervida, appassionata, e così pure gli accenti di Della Grotta con l'arco, quasi un lied di Musorgskij; il piano fluisce con note meditate ma forti. Tra parentesi, lo Steinway & Sons suonato nell'occasione contribuisce, eccome.
Ho scritto praticamente nello spazio di un elzeviro, però si trattava di un concerto e di un disco, e comunque questo disco e questo concerto, a mio avviso, sono assai di più: sono un evento.

Luigi Guicciardi
Ritmo - dicembre 2001


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Il difficile mondo balcanico, con le sue variegate tradizioni, i suoi suoni, i suoi colori, le sue danze, viene rappresentato con grande spirito d'osservazione dal gruppo MittelEuropa Ensemble in questo loro ultimo lavoro discografico. 
Si tratta di un viaggio in quelle che vengono definite "le terre di mezzo (Zwischenländer)" un insieme di paesi (Ungheria, Bulgaria, Ex-Jugoslavia..) che trovandosi, per ragioni storiche, al confine tra il mondo Occidentale e quello Orientale ne hanno assorbito i contenuti artistici sintetizzandoli in quello che potremmo definire un ibrido artistico di grande efficacia comunicativa. Gli echi di queste terre si fanno oggi sentire al largo pubblico (si pensi a lavori come quelli di Goran Bregovic), ed anche il jazz (forse l'esperienza artistica del XX secolo che meglio si presta ad essere "contaminata" da tutte le manifestazioni, popolari e colte, della musica) ne vuole catturare l'energia vitale, lo spirito genuino, il grande retroscena civile. 
Ed il disco è ben architettato, riuscendo, soprattutto, a raggiungere quello che è il suo obiettivo principale: raccontare la storia e la cultura di una terra in cui vivono diverse etnie, terra di contrasti e di grande generosità. Ogni brano rievoca immagini suggestive, a volte liriche come la Zhok Experimental Hora in cui la voce di Sabrina Sparti e il flicorno di Mario Fragiacomo ricreano atmosfere auliche e commoventi, o Halicha L'Kesaria, a volte più baldanzose come Ale Brider un brano tipico della tradizione Klezmer, con il suo messaggio di solidarietà di chiara impronta socialista, oppure Dionisius con un ispirato Deho' al violino. 
Ed ancora riecheggiano frammenti di musica militare, sapientemente miscelate con il blues (che nella sua espressione più melanconica richiama talune melodie ebraiche: si ascolti con attenzione Ashkenazim Time per rendersene conto oppure la stessa Halicha L'Kesaria con l'ottimo innesto del pianoforte di Roberto Favilla) ed alcune forme di free-jazz decisamente più afro-americano (Beograd nel quale emerge l'ottimo fraseggio della Sparti e le sue qualità di cantante scat), il tango di Balaton Tango, volutamente asimmetrico ed ironico. 
Quello che è un background di suoni e musica riflette la civiltà e i mores di un popolo, e le diverse forme musicali rispecchiano le diverse etnie (per colore, razza e religione), le differenti influenze (una terra di mezzo influenzata dall'est e dall'ovest come si diceva prima), la storia belligerante (ed ancora oggi i conflitti sembrano non essersi placati): splendidamente un gruppo come il Mitteleuropa Ensemble ci porta all'interno di questo fenomeno, fatto di influenze che si rincorrono per tutta l'Europa ma che solo qui si cementificano nella memoria di un popolo. 
E' da notare anche le doti tecniche di tutti gli altri componenti gruppo, in particolare di Furio Romano al sax contralto capace di inserirsi con un suono bluesly in maniera efficace ed espressiva, e Roberto Favilla jr. al piano, capce di accompagnamento sobrio (Zhock Experimetal Hora) come di un fraseggio più complesso (Ashkenazim Time). Ed anche il Rhapsodija Trio, una voce si muove a suo agio in questi "contesti balcanici", ha saputo dare una nota di vigore in più al disco.

Paolo Treffiletti
Ciaojazz.com - Novembre 2001

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Il Balkan Project era nato alcuni anni fa sulle basi di una collaborazione fra il poeta di Sarajevo e coreografo del regista Emir Kusturica Abdullah Sidran e il Mitteleuropa Ensemble, la formazione del trombettista e compositore triestino Mario Fragiacomo. 
L'obiettivo era quello di creare un'interazione fra le liriche del poeta con musiche tradizionali del centro e dell'est Europa riarrangiate in chiave jazz, ma l'idea si era rivelata troppo ardita per trovare un editore interessato; il Mitteleuropa Ensemble ha così deciso di restringere il campo al discorso musicale, continuando nelle proprie sperimentazioni che finalmente vedono la luce in un disco insolito nel panorama delle produzioni italiane.

Antiche melodie ashkenazite, macedoni, serbe, klezmer prendono una nuova vita per mezzo di arrangiamenti rispettosi del passato e al tempo stesso pregni di nobile vitalità inferta da una componente improvvisativa ben calibrata. È il caso di "Ashkenazim Time", brano già rivisto dal musicista e saggista Ben Sidran o di "Ale Brider", che trova origine nelle lotte socialiste ebraiche dei primi del Novecento. 
Le meticolose note di copertina di Gianni M. Gualberto vi permetteranno di scrutare nel profondo tutti i brani rivisitati così come le nuove composizioni, tra le quali spicca l'incantevole "Balaton tango" del pianista e compositore Roberto Favilla jr..

Balkan Project è un CD da ascoltare ripetutamente per apprezzare volta per volta i soli del sassofono contralto di Furio Romano, le preziosità delle linee di contrabbasso di Roberto Della Grotta, il drumming melodico di Claudio Saveriano, i virtuosismi della cantante Sabrina Sparti. Il bandleader Fragiacomo ha vissuto in prima persona il contatto multietnico nella città di confine da cui proviene. Con grande sensibilità lo scompone e lo ricompone in musica, aggiungendo nuovi elementi che attualizzano un repertorio degno di essere riscoperto con più attenzione.

Francesco Cisternino
Allaboutjazz.com - Novembre 2001


Etichetta Mitteleuropa - Catalogo MIT CD 2008 - Produttore esecutivo Massimo Monti, Musicisti Associati Produzioni M.A.P. - Distribuzione M.A.P. - Anno 2009

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Brani contenuti nel CD:
01. ASHKENAZIM TIME (arr. M. Fragiacomo - 10.26)
02. DIONISIUS (arr. M. Fragiacomo - 4.47)
03. BEOGRAD (F. Romano / R. Favilla Jr. - 7.07)
04. BALATON TANGO (R. Favilla Jr - 5.26)
05. CAMILLA (R. Della Grotta - 7.53)
06. ZHOK EXPERIMENTAL HORA (M. Fragiacomo - 5.04)
07. ALE BRIDER (arr. M. Fragiacomo / R. Favilla Jr. - 3.13)
08. BIVACCO TARTARO (arr. Rhapsodija Trio - 3.45)
09. L'KESARARIA (D. Zahavi - arr. R. Favilla Jr - 4.53)
10. IL TAUMATURGO (di F. Romano - 10.10)